Sul fronte dei media digitali, per le aziende del settore moda il 2009 può essere considerato l'anno della svolta.
Secondo uno studio di eMarketer, nel periodo 2004-2008,
l’utilizzo dei media digitali è più che raddoppiato, evidenziando tassi di crescita maggiori fra i baby boomers. E stando a un'analisi di Forrester Research, i consumatori di moda di lusso sono i più attivi. A dispetto di una crisi economica senza precedenti, i consumatori hanno mostrato un’inaspettata dedizione agli acquisti su Internet, così da costringere le aziende ad abbracciare la Rete con una nuova serietà strategica. Non c’è campo per chi sta ancora lottando per capire come Internet abbia cambiato la comunicazione della moda; la comunicazione della moda è già cambiata e adeguarsi al nuovo è un’urgenza improcrastinabile.
I media più efficaci dell’anno sono stati i social media, i siti di condivisione e di networking tra utenti. Marchi del calibro di Alexander McQueen e Chanel hanno utilizzato You Tube per mostrare a tutti le proprie sfilate, integrandole in qualche caso alle campagne pubblicitarie (digitare su You Tube: “Alexander McQueen Spring Summer 2010 Womenswear Full Show” oppure “Chanel Cruise 2009/10 Fashion Show Part 1 e 2” per avere un’idea di ciò che diciamo).
E questo non è che l'inizio, perché nuovi formati stanno sorgendo, che prevedono moda, cinema e musica, una combinazione in grado di regalare emozioni uniche. Si sente già parlare da svariate fonti del corto (film breve) di moda, in grado di colpire un consumatore dal gusto sofisticato e molto sensibile all’immagine. Il tutto, con numeri di marketing da primato (secondo ABI Research, entro il 2012 il numero di consumatori di video a banda larga supererà il miliardo).
Un'intera generazione di giovani compratori di moda si aspetta contenuti di qualità immediati, dinamici e interattivi. La carta patinata delle riviste non fa sognare più, perché il nuovo consumatore ha smesso di essere passivo, com'era una volta. La sua attenzione è altrove. E i brand manager non possono più giocare le loro carte puntando solo sull’immagine o sui vecchi mezzi. Il nuovo consumatore vuole partecipare. Vuole prendere parte all'azione. Vuole stare dietro le quinte della sfilata e al contempo in prima fila, vuole fare domande agli stilisti e alle modelle, vuole vivere il processo della moda dal suo interno. Vuole sentirsi privilegiato. Non si accontenta più solo di acquistare il prodotto finito, desidera avere accesso a informazioni esclusive e ai processi creativi dell'industria della moda. È sempre meno interessato a status symbol tradizionali e sempre più a vivere nuove esperienze.
Le case di moda non possono ignorare questo aspetto e devono dar loro una voce, incoraggiandoli a rispondere, discutere e contribuire.
L’insieme delle intenzioni e delle azioni che compongono il valore di una marca conta oggi più del prodotto.

Paola Vee

 


 

 

 

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