Case History

Antonio Ponti, l’imprenditore dall’anima hardcore

Interviste: una nota rivista maschile ci ha commissionato un’intervista ad Antonio Ponti.

Chi, tra gli italiani, non ha mai acquistato un vasetto di Peperlizia? Chi, tra di noi, non ha mai preparato un piatto di insalata di riso mettendoci dentro i sottaceti e i sottoli Ponti? E vogliamo parlare dell’estero e di quanto successo abbia avuto sulle tavole di tutto il mondo la glassa gastronomica all’aceto balsamico di Modena IGP?

Non è un segreto per nessuno: il nome Ponti è legato a doppio filo con la cucina del Bel Paese e con la sua tradizione gastronomica famosa in tutto il mondo. È proprio una questione di affezione alla marca: se per tutti gli italiani la crema al cioccolato da spalmare è solo Nutella, l’aceto, quello, è solo Ponti. Non si discute. È la nostra cultura.

E tu, come te lo immagini il figlio quasi quarantenne di uno dei più noti industriali dell’industria alimentare italiana? Ti immagini che sia dedito agli affari di famiglia, giri in Porsche e che si sposti in elicottero per seguire i suoi affari, vero? Te lo immagini perfettamente a suo agio in un abito dal taglio sartoriale, con una cravatta annodata col mezzo Windsor e con scarpe realizzate su misura appositamente per lui, no?

E invece no. Proprio no.

Antonio Ponti ci ha piacevolmente stupiti e letteralmente incantati per la sua anima imprevedibilmente e meravigliosamente….hardcore! Si, proprio hardcore, come la musica che ascolta, quella con le onde quadre e i pitch shift decrescenti, da 140 battiti al minuto, suoni duri e casse distorte, per intenderci.

Quanto ci piace!

La vita di Antonio sembra più ispirata al disco The rise and fall of Ziggy Stardust che al Manuale dell’imprenditore perfetto della quinta generazione. E infatti, come la vita di Ziggy Stardust, anche la sua è stata costellata di ascese e declini che lo hanno portato però dove lui voleva: a scegliere la sua strada.

Un uomo del suo tipo, con la sua personalità, non era destinato a seguire le orme del papà e a mettersi le pantofole comode della sicurezza professionale. Antonio doveva creare, doveva essere libero, doveva essere libero di creare, e di essere se stesso. Doveva essere libero di sbagliare.

Fresco di liceo, ci aveva provato a seguire il destino familiare, anche se non espressamente imposto dal padre, che per fortuna gli ha sempre lasciato la libertà di decidere cosa fare del suo futuro.

Il “dottor Cesare” (così è conosciuto a Sizzano il suo papà), capito che l’università proprio non faceva per Antonio, lo ha messo a scaricare casse di peperoni. “Mettetelo sotto” era l’input che dava ai suoi collaboratori: Antonio doveva capire subito che avrebbe fatto la gavetta come tutti gli altri e che avrebbe appreso il lavoro fin dalla base. E lui, per un certo periodo l’ha fatto.

“La vita è un cammino di passione” era solito ripetergli Ponti senior, fervente cattolico e gran lavoratore. Ma Antonio, che aveva invece uno spirito più ribelle, questo cammino di passione proprio non lo capiva . E non era certo la fatica a spaventarlo, era quel mondo di peperoni e cetriolini. Di funghetti e cipolline. Quel mondo di sacrificio.

Di sacrificio finalizzato a che, poi? A un lavoro che comunque lui forse non aveva alcuna intenzione di fare e che non era davvero nelle sue corde.

Era pronto a sudare e fare ogni tipo di gavetta, ma per ciò che lo interessava. E ciò che lo interessava era una professione legata alla creatività, alla musica, alla sua anima hardcore, alla vera natura di se stesso, giovane ribelle dall’anima dannata e in perenne contrasto con il falso perbenismo della vita di provincia.

Gli stava tutto molto stretto. Era giovanissimo e non poteva far nulla che suo padre non lo venisse subito a sapere. Quando nasci “figlio di” tra le risaie, in un posto abitato da 1400 anime, di cui molte impiegate da tuo padre, e sei molto giovane, la tua vita si può trasformare in un incubo. E tutto può diventare un ostacolo. Un ostacolo a tutti i tuoi piani.

Ed è solo un discorso di essere autentici, veri, in linea con quello che si è. Solo una questione di fedeltà al proprio io.

Ed Antonio non poteva dar retta al suo io in un posto così. Così ha scelto di seguire la sua strada. Di seguire la pancia più che la testa. Di seguire se stesso, senza paura.

A 19 anni, in contrasto con tutto e con tutti, molla tutto, studi, gavetta, famiglia e parte per Londra, dove inizia a fare il dj itinerante e a dare sfogo a tutto se stesso, cosa che non aveva potuto fare per tutta la vita. È il periodo della old school techno hardcore e del noise. Questa è la musica che ascolta e fa ascoltare. Dorme in camper, organizza party in tutta Londra.

Si spappola di se stesso. Finalmente.

Quando sente di aver fatto tutta l’esperienza che gli era mancata, e di aver sbattuto ben bene la testa, decide di rientrare in Italia, in cui, dopo un cammino personale recupera gli affetti ed inquadra la sua vita e le sue ambizioni.

Vuole entrare nel mondo della moda. Per questo settore si che è pronto a fare la gavetta: inizia a lavorare come commesso di negozio, ma grazie alle sue capacità ne diventa subito il direttore.

Da lì sposta il focus dal negozio alle aziende e coglie al volo l’opportunità che gli viene offerta di fare il vestierista per Prada (il vestierista è colui che rimette a posto i vestiti dopo la sfilata, ndr). Insomma, non si risparmia. È la gavetta.

Diventa venditore, poi assistente dei responsabili di Prada in un percorso molto veloce. Si innamora del suo lavoro, motivo per cui le cose gli vengono naturalmente bene.

La vita è un cammino di passione, il motto con cui il padre invitava Antonio al sacrificio, diventa un cammino di passione positiva e di amore per il proprio lavoro, quel tipo di passione che non ti fa sentire nemmeno un atomo di fatica. Lavora tantissimo, gli piace quello che fa, cresce professionalmente alla velocità di un pezzo speedcore da 800 bpm.

In Prada gli affidano un nuovo incarico: responsabile di linea del marchio Helmut Lang, da poco acquisito. È entrato nel giro.

Dopo 8 anni nel gruppo Prada, riceve una telefonata da un ex collega, Til Nadler, che lo invita ad entrare in Closed. Dopo soli due anni ne diventa socio. È la svolta.

Ha una compagna e due figli. Una bellissima soddisfazione. E la dimostrazione che a seguire le proprie inclinazioni non si sbaglia mai.

Anche il dottor Cesare è orgoglioso e soddisfatto di questo figlio che ha voluto sempre fare di testa sua e ce l’ha fatta. E per stessa ammissione di Antonio, gli ammonimenti di suo padre, la sua filosofia di vita, i suoi valori sono comunque stati di grande insegnamento. Ora è lui a trasmetterli ai suoi figli.

Oggi Antonio è un imprenditore serio, realizzato e orientato ai risultati, che tuttavia non dimentica la sua anima hardcore. Quella parte di sé dannata e ribelle, infatti, non è del tutto assopita, anzi c’è e ci sarà sempre. Gli serve per non dimenticare se stesso.

La sua passione per la musica e per tutto ciò che è arte e creatività lo ha portato a fondare un paio d’anni fa “Venduto”, un collettivo urbano che espone installazioni anomale dal forte impatto, ed è molto attento a promuovere musica, arte, moda, cultura e impegno sociale a Milano. Venduto è diventato in breve tempo un appuntamento fisso per tutti i giovani milanesi. Si svolge due/tre volte l’anno ed è composto da un vernissage nel pomeriggio (nel corso dell’ultima edizione hanno esposto Barbara Crimella, Aleksander Masseroli Mazurkiewicz, Bros Isaac Cordal…), seguito da un mega-party che si conclude a notte fonda e che vede fra i suoi protagonisti i principali dj della scena internazionale, tra cui Matteo Zarcone, Edgar Drake, Maxim, Deejay Dave (Razzputin), Junzi, XXX, Fede Bi, e Ludovic Vendi.

Venduto non è un business, l’ingresso è aperto a tutti, e non c’è selezione all’ingresso. Antonio lo vuole così. Deve rimanere così, mi spiega.

È un evento senza clichè, come senza clichè è Antonio. Che ad ogni edizione di Venduto, si spoglia dei panni di imprenditore per vestire quelli del dj. Come ai vecchi tempi, sale in consolle e rispolvera la sua anima del riscatto, la sua anima hardcore, il suo intramontabile e inguaribile lato B.

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