Il Gufo, un brand sempre più globale: intervista ad A. Chiavelli

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Alessandra Chiavelli, Retail & Marketing Manager, Il Gufo

Intervista ad Alessandra Chiavelli, Retail & Marketing Manager, Il Gufo

Ci dà una panoramica generale de Il Gufo oggi?

Siamo molto soddisfatti delle performance de Il Gufo nel 2012: in un momento economico così difficile abbiamo chiuso l’anno in una situazione di stabilità per quanto riguarda il mercato interno e con un +20% all’estero. Questi risultati sono stati ottenuti, da un lato, grazie al consolidamento dei rapporti con i nostri attuali partner distributivi; dall’altro, grazie allo sviluppo del business in mercati per noi nuovi, in particolare la Cina. Il 2013 si apre all’insegna di una conferma di questo trend.

Qual è, esattamente, il rapporto tra mercato domestico ed estero?

Storicamente il rapporto del nostro fatturato tra Italia ed estero è sempre stato stabile, e pari a circa 70% Italia – 30% estero. Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un naturale spostamento di questa tendenza, dovuto sia all’aumento del fatturato estero in valore assoluto, sia alla fisiologica saturazione del mercato domestico. Oggi il rapporto è pari a 60% Italia, 40% estero.

Quali formule di retail avete deciso di adottare all’estero?

Oggi contiamo 11 boutique di proprietà, di cui una a New York. Abbiamo inoltre in progetto l’apertura di altri due store in location strategiche in Europa: Parigi e Londra. Il controllo diretto del retail è un’arma competitiva molto forte in termini di costruzione dell’identità del brand e della trasmissione dei nostri valori ed è quindi oggi imprescindibile soprattutto nei mercati limitrofi.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei mercati più lontani, invece, abbiamo stretto delle partnership con realtà locali con cui condividiamo gli stessi valori, sia umani che professionali, e con cui sviluppiamo diverse formule di retail, che si adattano, ciascuna, alle esigenze del mercato di riferimento. In particolare siamo alla vigilia dell’apertura del primo monomarca in Cina, a Chengdu, e stiamo progettando un’apertura in Medio Oriente.

Stiamo lavorando poi, con molta energia, allo sviluppo dei department stores: abbiamo inaugurato un corner monomarca presso il prestigioso Hankyu ad Osaka, in Giappone, e stiamo lavorando a un progetto di corner in due location in Russia, un paese che ci dà ottimi riscontri da diverse stagioni.

Collaborazioni di questo tipo rappresentano per noi un volano di sviluppo molto forte: la sinergia con partner locali è di grande valore aggiunto in una nuova era di retail in cui la soddisfazione del consumatore richiede sempre più esperienza e professionalità, dall’assortimento proposto alle scelte di visual merchandising.

D’altra parte anche noi rappresentiamo una realtà di sicuro interesse per i nostri partner: abbiamo una proposta merceologica molto completa e 10 anni di esperienza diretta nel retail che ci permettono di affrontare con consapevolezza anche tutte le problematiche legate alla vendita B2C.

Con il passare delle stagioni infine ci stiamo strutturando sempre più nella capacità di offrire a tutti i nostri partner, anche ai multibrand, informazioni puntuali sulle nostre attività, in modo che la nostra immagine possa essere, ovunque, il più possibile omogenea e coordinata. Dalla condivisione dei concept vetrina ai consigli sull’utilizzo di elementi di visual merchandising, alle linee guida di CRM, la sfida oggi è rispondere ad un consumatore internazionale e consapevole con una immagine sempre fedele alla nostra brand identity.

E sul fronte dei multimarca?

Proseguiamo certamente, con investimenti anche molto importanti, sulla strada della distribuzione tradizionale multimarca. Anche in questo caso riponiamo attenzioni crescenti allo sviluppo della nostra identità di marca nell’area di vendita, attraverso allestimenti interni e vetrine create ad hoc. Nei paesi più lontani stiamo dando priorità a progetti di sviluppo nel canale multibrand sempre in partnership con realtà locali. All’estero ci sono interessanti realtà multimarca in diversi paesi con cui stiamo lavorando molto bene. Recentemente un cliente in Cina ci ha inserito in 8 dei suoi punti vendita multimarca e vuole inserirci anche nei 4 punti vendita che aprirà a breve.

E per quanto riguarda la distribuzione attraverso canali non fisici come l’eCommerce?

L’eCommerce è sicuramente un aspetto molto importante della nostra distibuzione. Ci siamo arrivati con un po’ di calma perché amiamo ultimare i progetti quando abbiamo tutti gli strumenti per realizzarli in modo appropriato. Lo scorso anno abbiamo lanciato una piattaforma italiana in collaborazione con Zerogrey e da pochi mesi abbiamo inaugurato una piattaforma negli USA che sarà destinata a seguire il mercato americano. La piattaforma italiana segue invece anche il resto di tutti gli altri mercati. È un progetto molto ricco in termini di risultati che però non stiamo spingendo piu di tanto, soprattutto per non creare spiacevoli interferenze con i nostri retailer off-line. Molti di loro fanno fatica ad accettare questi nuovi canali, che per fortuna, invece, ci permettono di aumentare la conoscenza del consumatore finale per favorire lo sviluppo del business anche nel canale tradizionale.

Il consuntivo è positivo?

Il consuntivo ci sembra molto positivo, tuttavia abbiamo bisogno di due anni e mezzo per valutare seriamente le operazioni. Siamo veramente agli inizi.

Il canale designer outlet è incluso nella vostra strategia distributiva?

Sì, il canale outlet è strategico per permetterci di garantire alla distribuzione full price un adeguato livello di servizio in termini di assortimento di prodotto e rotazione dello stock. Abbiamo 3 outlet aperti esclusivamente con la McArthurGlen, perché la McArthur ci garantisce sia un buon livello di immagine sia un attento controllo commerciale. Ognuno di noi all’interno di questi centri ha delle regole ben precise in termini di sconti, di disciplina, di proposta del prodotto… Questo regolamento rigido garantisce la correttezza di operare da parte di tutti e un livello molto alto di sistema d’offerta.

Avete in serbo altre novità in tema di nuove strategie?

Un progetto che ci inorgoglisce molto è quello con Woolmark, che ha certificato alcuni nostri filati e quindi alcuni capi che saranno protagonisti di una serie di eventi all’interno dei nostri punti vendita. È un progetto molto importante per noi, perché ci permette di esprimere il valore intrinseco dei nostri prodotti: prodotti di alta qualità, tessuti con filati naturali, sani per i nostri bimbi.

Abbiamo notato che molte aziende, proprietarie di marchi, incominciano ad aprirsi alle licenze e iniziano a produrre anche per altri. Voi siete interessati a questo business?

Al momento ci stiamo dedicando a sviluppare al massimo il nostro marchio: il lavoro sulle potenzialità inespresse de Il Gufo impegna tutte le nostre energie e tutto il nostro tempo. Prosegue intanto la collaborazione meravigliosa che abbiamo con Lanvin, per il quale produciamo la linea Lanvin Petit, con l’impegno di declinare nel bambino alcune scelte della loro collezione donna e di rendere tali scelte perfette in termini di vestibilità. È una collaborazione che prosegue ormai da diverse stagioni e che ci mette in contatto con professionisti con cui abbiamo un ottima sintonia e che ci arrichisce di stimoli creativi. Lanvin è oggettivamente uno dei brand più cool e innovativi del momento, soprattutto in termini stilistici. Non nego che abbiamo diverse proposte ma in questo momento la nostra attenzione è tutta rivolta all’espansione de Il Gufo e alla crescita di Lanvin.

C’è qualcosa di nuovo che bolle in pentola?

Stiamo portando a termine un nuovo progetto: una nuova linea beauty. Stiamo lavorando sulla nostra nuova fragranza che pervaderà saponi, detergenti, e altri prodotti dedicati al neonato. Il lancio è previsto per giugno.

In bocca al lupo!

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