Il mercato del childrenswear * nel 2014

* Comprende l’abbigliamento in tessuto e maglia per ragazzi/e di età tra 0-14 anni e include  intimo ed accessori.

Il Gufo

 Immagine tratta dal catalogo PE 2015 de Il Gufo

Nel 2014 il childrenswear ha finalmente cambiato passo. Dopo anni di trend negativo, il 2014 ha visto il fatturato complessivo delle aziende italiane del childrenswear chiudere con il segno positivo (+1,5%) con 2,6 miliardi di euro. Certo non si è ancora tornati ai valori del 2008, anno in cui il fatturato toccava i 2,7 miliardi di euro, ma il peggio sembra essere passato (l’annus horribilis dell’abbigliamento bimbo italiano è stato il 2009).

Il dato più rassicurante è stato il contenimento delle perdite sul fronte interno nella stagione PE 2014, dopo un inizio anno molto negativo.

La moda bimbo italiana continua ad avere un grande successo oltreconfine con un +6,9% rispetto al 2013 (un valore decisamente ragguardevole se comparato al -17,2% del 2009 rispetto al 2008) concorrendo a totalizzare esportazioni per il 35,9% del fatturato complessivo.

Circoscrivendo l’analisi al solo abbigliamento per neonati (per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza e, quindi, i flussi commerciali con l’estero per nazione), si è potuto osservare che nonostante il calo della Russia (-11,6%), nazione che, peraltro, già nel 2013 si era rivelata in arretramento per questa merceologia, l’export di comparto ha tenuto grazie a mercati come la Svizzera (+27%), la Spagna (+7,2%), il Regno Unito (+10,1%) e la Germania (+17,5%), nonché la stessa Francia (+3,6%) o gli Emirati Arabi (+18,7%).

Utilizzando gli stessi criteri di analisi (mercato del neonato), l’import torna a mostrare un aumento rispetto al corrispondente periodo del 2013. Con riferimento ai top-supplier, in controtendenza rispetto alla media di comparto, la Cina, pur fornendo il 36,8% dell’import totale, resta interessata da una dinamica negativa, pari al -6,4%. In crescita risulta, invece, l’import dalla Francia, secondo fornitore (con un’incidenza del 16% sul totale) e dal Bangladesh, terzo Paese fornitore (con una quota del 10,2%), che archiviano rispettivamente un +7,5% e un +10%. Scorrendo l’elenco dei principali partner di approvvigionamento, mentre flette la Spagna (-5,4%), crescono sia India (+5,6%) sia soprattutto la Tunisia (+25,9%).

Considerando ora il consumo di moda junior in Italia, che per il comparto costituisce ancora il mercato prevalente, i dati più aggiornati relativi al sell-out invernale si riferiscono alla stagione Autunno/Inverno 2013-2014, che, secondo le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di SMI, si è chiusa con un calo delle vendite a valore pari al -4,5%.

La contrazione più forte del sell-out è stata rilevata per il segmento bambina (-5,4%), mentre sia il segmento bambino sia il neonato hanno mostrato un decremento rispettivamente del -3,7% e del -3,6%.

Sul fronte retail, se si analizzano i dati riferiti alla struttura distributiva (ovvero al sell-out per canale), lo Junior vede confermata la leadership delle catene, che hanno di fatto raggiunto il 50% del mercato consumer nel periodo in esame, mentre il dettaglio indipendente è sceso ormai di tre punti al di sotto della soglia del 20%, scalzato anche dal complesso della GDO (21%). Se si torna a considerare, ad esempio, l’A/I 2010-2011, le catene coprivano il 41% del mercato, mentre l’indipendente il 25% e la GDO il 23%.

A livello di performance, nella stagione invernale 2013-2014, proprio le catene si sono mosse in controtendenza rispetto al dato medio, evidenziando un ulteriore incremento, pari al +2,1% (da ricondurre soprattutto al traino del segmento ‘bambino’).

Vero e proprio boom si registra per le vendite on-line, in crescita del +120%, tendenza che, peraltro, interessa tutti e tre i segmenti in esame.

Mentre la GDO resta complessivamente stabile (+0,2%), il dettaglio indipendente arretra, invece, ancora su tassi particolarmente gravosi (-20,6%), analogamente a quanto rilevato nella precedente stagione A/I 2012-2013. Se si guarda con maggiore attenzione alle vendite intermediate da tale format, le perdite maggiori si rilevano per ‘bambino’ e ‘neonato’ (prossimo al -30%), mentre la ‘bambina’ cede il -15,4%.

Dati di SMI- Sistema Moda Italia