This is not a fake – This is not a flog

Il Manifesto

Un nuovo paradigma di comunicazione è ormai alle porte. Grazie ad Internet, e dopo il grande successo dei social, l’informazione non è più la stessa. E non parliamo di un cambiamento in peggio. L’informazione non è mai stata così importante come nell’era digitale.

La tecnologia ha svolto un ruolo fondamentale nell’accesso democratico all’informazione.

E questo è un risultato grandioso per ogni paese che voglia chiamarsi civile.

Dalla politica alla moda, il lettore può trovare in Rete le notizie di cui è più ghiotto. Finalmente senza censure e senza filtri. Tagliate su misura per lui. Tagliate alla perfezione sui suoi interessi, sulle sue tasche, sui suoi gusti.

Se prima il processo della comunicazione prevedeva il passaggio del messaggio da una fonte emittente ad un universo ricevente (spesso quest’ultimo senza possibilità di feedback se non attraverso sondaggi d’opinione), e se dopo l’ingresso di Internet tale processo si è trasformato in una comunicazione punto a punto, oggi si parla di un paradigma completamente nuovo.

Si parla di co-creation di notizie in eco-sistemi di informazione a libero scambio. Perché la comunicazione punto a punto ha mostrato delle debolezze: le pressioni degli uffici stampa, la veicolazione di messaggi commerciali in contesti di informazione pura, la veicolazione di pubblicità ingannevole, l’esplosione di centinaia di fake* e, non da ultimo, l’inquinamento di migliaia di flog**.

Benchè le aziende siano disposte a pagare profumatamente le cosiddette agenzie di strategie digitali, molto del loro lavoro e molti dei loro investimenti rischiano di risultare del tutto vani. E questo per due ragioni: la rete (intesa come il web, ma anche come la connessione tra individui) ha una forza maggiore della migliore agenzia di strategie digitali; ma anche perché, come sosteniamo noi di Les Cahiers da tempi non sospetti, le vere strategie digitali si fanno con i contenuti. Solo se hai da dire qualcosa che ha un reale valore per i tuoi lettori questi ti seguono. Non per la tua capacità di aggiungere fan a fan. E non è tutto: le strategie digitali non sono nulla se non vengono integrate a strategie commerciali, di comunicazione e di vendita offline.

Siti come Wikipedia o i siti di recensioni online di viaggi o ristoranti (e anche noi di Les Cahiers nel nostro piccolo, che stiliamo una classifica che in qualche modo recensisce i fashion blog) vivono quotidianamente il tormento degli uffici stampa o marketing che spingono con mezzi più o meno leciti a pubblicare (quando non si tratta di recensioni palesemente false, scritte palesemente da loro stessi) comunicazioni commerciali che riguardano i loro clienti. Il rischio di subire tali pressioni è la perdita di credibilità e l’allontanamento del lettore. Il danno è per il publisher ma anche per l’azienda che agli occhi del lettore perde valore.

In Rete la reputazione non si compra, si guadagna.

Il lavoro del marketer (dell’ufficio stampa o dello stratega digitale) è qualcosa che va molto più in là dell’acquisto di un post a pagamento. Va molto più in là della stesura di una recensione falsa. Va molto al di là di un’operazione di comment for comment. Va molto più in là della compravendita di fan.

L’obiettivo di un marketer deve essere quello di poter contare su veri brand ambassador del marchio. Il lavoro del marketer serio è molto più sofisticato e complesso di ciò che si potrebbe essere indotti a pensare alla luce di ciò che tutti fanno.

Ecco perché il paradigma si sposta in eco-sistemi. Perché l’ambiente in cui ci si deve muovere deve essere pulito da ogni tipo di inquinamento, l’informazione deve essere fornita da publisher credibili. Una recensione autorevole e indipendente, obiettiva, ha un valore aggiunto. Chi crede che Internet e l’informazione debbano restare liberi, sceglierà di allontanare tutto ciò che è fake. Il publisher o il fashion blogger che deciderà di abbracciare davvero le nuove logiche imposte da Internet opterà per l’integrità, offrirà notizie dettagliate, precise, utili. Condivisione, generosità, mentalità aperta: questi saranno i requisiti di chi offrirà notizie in Rete, con la piena consapevolezza che la chiave del successo nel settore dell’informazione si baserà sempre di più sulla capacità della catena di dirigere se stessa verso una visione di condivisione e di rete, su linea anche orizzontale (anche, ad esempio, tra blog e blog, ecco perché si parla di co-creation di notizie), piuttosto che su un sistema di creazione di una catena di valore fine a se stessa.

Il nostro progetto This is not a fake/This is not a flog è dedicato a tutti i blogger che si identificano in tale spirito libero. A tutti i blogger che vogliono restare indipendenti. A tutti i blogger che non vogliono il bavaglio di un’agenzia. A tutti i blogger che cercano collaborazioni con le aziende che non sviliscano il proprio mezzo. A tutti i blogger che hanno voglia di fare rete, vera, con intelligenza.

Il badge This is not a fake/This is not a flog non è un widget che si può scaricare da Internet. La redazione lo offrirà, gratuitamente, se richiesto, soltanto dopo un’attenta valutazione del blog. Il blogger dovrà condividere la visione del blogging che abbiamo appena espresso.

Per saperne di più su come ottenere il badge clicca qui.

*Flog: contrazione di “false” e “blog”, indica un blog che contiene solo recensioni a pagamento. Benchè in Italia questi non costituiscano ancora legalmente un reato, si tratta di una pratica molto scorretta perchè ingannevole.

**Fake: si tratta di progetti interamente falsi, dietro i quali non c’è un blogger. Spesso sono creati e gestiti da agenzie per giustificare recensioni/uscite redazionali al loro investitore.

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